il mio intervento a Il lavoro che funziona

Il primo ospite dell’iniziativa “Il Lavoro che funziona” lo scorso 11 Novembre è stato Marco Venturelli, CFO di Novartis con alle spalle una lunga carriera in finance, business e operation, sia in Italia che all’estero.

Ad intervistarlo, quattro professionisti ed esperti del mondo del lavoro con un mix di competenze composito: Nicola D’Adamo, esperto di postura e stili di vita salutari, Mauro Dotta, Senior Hr Consultant ed esperto di leadership e relazioni, Filippo Poletti, giornalista specializzato in comunicazione interna e influencer su Linkedin e Vito Giacalone, specialista in benessere organizzativo ed esecutore del cambiamento.

Marco Venturelli ha tratteggiato insieme ai suoi intervistatori la definizione di “Lavoro che funziona”, un concetto che per il CFO di Novartis presuppone la centralità della persona e del team all'interno dell’azienda ed esclude una visione di leadership egoriferita e strettamente gerarchica.

Soltanto attraverso il Noi, infatti, è possibile dare nuova forma alle realtà aziendali e progettare insieme un "Fresh Start", un concetto da preferire alla definizione oggi molto inflazionata di “nuova normalità” che contempla una lettura acritica del passato.

Per proiettarsi nel futuro le realtà aziendali devono puntare alla felicità del lavoratore, felicità che passa anche e soprattutto attraverso il benessere psicofisico degli individui.

Il benessere psicofisico in un contesto come quello aziendale può essere incentivato con iniziative atte a promuovere la salute, la prevenzione, ma anche attraverso la creazione di spazi ad hoc per essere liberi di pensare e meditare.

La meditazione mindfulness, ad esempio, per Venturelli ha avuto un’importanza cruciale, sia da un punto di vista personale che professionale, in quanto ha favorito una presa di coscienza di sé, una riduzione dello stress accumulato, e, al contempo, lo ha aiutato ad attivare una forma di ascolto attivo con il suo team. Ascolto attivo che risulta fondamentale in un’azienda anche per far sentire i propri dipendenti apprezzati, coinvolti e stimati.

Un “leader umile” è quello che fa della sua vulnerabilità un punto di forza e che è capace, in virtù di un atteggiamento “umanista”, di attrarre talenti, di formarli e allo stesso tempo di lasciare loro gli spazi e il tempo per pensare e immaginare il futuro dell’azienda.

E di futuro si è parlato anche in merito alla digitalizzazione necessaria e urgente per tutte le piccole e medie imprese italiane, le quali rischiano di arenarsi se non ridefiniscono il loro scopo e non rendono il lavoro davvero smart.

Ripensare e comunicare il valore e l’unicità dell’azienda, puntare alla formazione costante dei talenti e adattarsi ad una visione di leadership contemporanea e proattiva sono gli obiettivi centrali per trasformare le realtà organizzative e far sì che, davvero, il lavoro funzioni.

 

Claudia Barattucci del team ILCF