Italia, passaggio verso l'innovazione attraverso imprese a capitale estero

La capacità di attrarre investitori stranieri e l’importanza dei marchi internazionali che mettono radici nel nostro Paese. Sono due aspetti fondamentali che caratterizzano una parte del tessuto produttivo e che contribuiranno a determinare il futuro dell’Italia. “Dovremo impiegare in maniera efficiente le risorse con determinazione e lungimiranza”, aveva detto a luglio il premier Giuseppe Conte, dopo il via libera dell’Unione europea al Recovery Fund. Un’auspicabile visione d’ampio raggio che non potrà prescindere dalla crescita dell’appeal dei nostri mercati. E non si tratta solo di una questione di apparenza: secondo i dati del report 2020 “Grandi imprese estere in Italia”, realizzato da Confindustria in collaborazione con l’Istat, l’Italia non è molto capace nel conquistarsi la fiducia degli imprenditori d’oltreconfine, anche se nel 2018 gli investimenti diretti esteri sono stati di 24,3 miliardi di dollari, tre in più rispetto all’anno precedente. Valore che ci rende il 15° Paese più attrattivo al mondo ma che non deve però lusingare, perché le aziende a capitale estero rappresentano solo lo 0,3 per cento del totale. Danno lavoro a 1,37 milioni di persone (l’8 per cento del settore privato), generano il 18,3 per cento del fatturato (572,4 miliardi di euro), contribuiscono per il 17,5 per cento agli investimenti (16,7 miliardi di euro) e finanziano il 22,4 per cento della spesa privata in ricerca e sviluppo (3,3 miliardi di euro).

Qui tutto l'articolo di Claudio Cucciatti