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20. Apr, 2022

l discorso dello sviluppo sostenibile è anche legato alla misura della felicità. Anzi, per alcuni economisti basterebbe questa misura per fotografare il progresso sostenibile. In questo campo però mi sembra che siamo fermi alle misure della Gallup che chiede a un campione di intervistati in oltre 150 Paesi quanto sono soddisfatti della loro vita, su una scala da zero a dieci. Si fanno classifiche, ma mi sembra che la percezione sia diversa nelle diverse culture, quindi i dati non sono comparabili...

Qualche settimana fa è uscito l’ultimo rapporto sull’happiness index. Queste misure sono entrate sempre più nella statistica ufficiale. Non c’è un’indagine mondiale diversa dalla Gallup, che comunque continua a fornire indicazioni molto interessanti, ma molti istituti nazionali di statistica, a partire dall’Istat, che ha fatto scuola a livello internazionale, raccolgono dati su questi temi.

... ma che hanno un valore significativo quando si guarda alle serie storiche della stessa popolazione, meno quando vai a confrontare culture diverse.

Quello che emerge è una straordinaria comunanza di sentire.

Certo, gli elementi che determinano il benessere sono ovunque gli stessi: salute, istruzione, sicurezza economica tra gli altri. Però ho sempre pensato che gli asiatici facessero fatica, rispetto per esempio ai latinoamericani, ad attribuirsi un voto molto alto in soddisfazione nella vita, a parità di condizioni. Forse anche in Italia ci sono delle differenze tra diverse regioni, questione di scaramanzia...

La Gallup mette in rilievo che gli elementi che fanno la felicità sono molto simili in tutto il mondo. Ma tornando al tema delle politiche pubbliche, perché mi deve interessare particolarmente, al di là di un titolo di giornale, confrontare la percezione di un cinese e di un italiano? Quello che è più importante è capire se le politiche che sono attuate in Cina o in Italia aumentano la felicità dei residenti in quei Paesi.

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20. Mar, 2022

In Italia e nel mondo del Rugby la giornata mondiale della felicità si chiama Ange Capuozzo. Nonni napoletani e malgasci. Immigrati nel dopoguerra a Grenoble, Francia. Dal Madagascar, terra di mare e montagne, da lì il nonno non gli ha regalato la resilienza e resistenza alla corsa degli uomini degli altopiani, ma la velocità. Nel villaggio nessuno gli stava dietro nei primi 200 metri.
Il Rugby in Francia è religione. Emancipazione sociale e sogno. Nonno Adriant lo sa e porta lì il piccolo Ange. Angelo, quello immancabile nei presepi napoletani, quello, per chi crede, che ci sostiene nella quotidiana esperienza della vita. Così avrebbero voluto chiamarlo i nonni napoletani, ma nella mescolanza di culture e l’influenza francese, Ange suona meglio.
Due cose del rugby piacciono ad Ange Bambino: correre con la palla e il contatto. https://www.youtube.com/watch?v=gzq4cgdMPDU
Il nonno Adriant lo incitava: “corri Ange, tu corri, divertiti e corri”. Vedetelo nel video “Take me to Church”. La felicità nel correre con la palla in mano, evitare gli avversari, vicino alla linea di bordocampo, con gli occhi, il corpo proteso alla meta. Contatto. Se sei piccolo e veloce valgono le regole della fisica. Aumenta la quantità di moto che è il prodotto tra la massa e la velocita. Se pesi 70 kg in un campo dove gli altri sono oltre i 90kg, ma non temi il contatto e sei veloce, puoi dire la tua.
Spostiamo l’orologio del tempo avanti di 16 anni da quel video di Ange Bambino. 19 marzo 2022. Nell’intervista pre partita Ange ricorda il nonno, morto da tempo, i campi e le due mete contro la Scozia, la settimana prima, dove Velocità, ha messo a sedere Hogg, l’estremo leggenda del rugby scozzese e Contatto, ha attraversato la linea difensiva scozzese, lo hanno esaltato. Il tutto in pochi più di 10 minuti.
Oggi, 19 marzo, Ange ha giocato titolare dall’inizio. Al settantottesimo minuto, due dalla fine, l’ Italia è sotto di 6 punti con il Galles. Si avvicina la 37esima sconfitta al Sei Nazioni. Sette anni di bibliche vacche magre.
Il Galles ha la palla nei 22. Ha faticato parecchio ad assicurarsi il vantaggio ma pensa di aver imbrigliato gli azzurri. La squadra gallese è stanca, il mediano pensa alla doccia ed al fine gara, non certamente di dare all’ Italia un’ultima chance. In automatico, si fa proteggere e calcia profondo.
Quella palla va in cielo. Angelo custode e nonno Adriant sorridono. Il riflesso del sole ed il sorriso si riflettono sulla palla.
Il nuovo allenatore dell’ Italia Kieran Crowley, campione del modo con gli All Blacks nel 1987, ha detto alla squadra la sua semplice filosofia nel prepartita. “This day is made for Rugby”. E’ la mindfullness rugbistica dell’ Italia. Vivi il momento, concentrati sul momento, goditi il momento. Apprezza fino in fondo ciò che stai facendo. Troppo spesso negli ultimi sette anni l’ansia del dopo faceva commettere falli ed errori.
Edoardo Padovani prende la palla in arrivo dal cielo e la affida ad Ange. Ange ha sessanta metri dalla meta avversaria. Corre. Ma non va diritto, verticale. Va diagonale, verso quella linea di bordocampo che da bambino lo accompagnava nelle sue galoppate. Correre in diagonale preclude il gioco ai compagni. Rompe gli schemi, disobbedisce ai mantra del rugby. Tre gallesi vedono passare il TGV e non lo prendono. Sanno che a custode della linea di bordo campo c’è Josh Adams, ha appena segnato la meta del vantaggio, ha esperienza da vendere, ha chiuso la porta nel primo tempo ad un altro velocista italiano, Ioane.
Sarà il nonno, sarà l’ Angelo, sarà la velocità, Josh manca il placcaggio. Non ci sono più giocatori veloci come lui, tra lui e la meta. Ange lo sa, slalom tra altri due ed eccola lì al suo fianco, la line di bordo campo. L’amica.
A sette metri dalla meta, il monumento del rugby gallese Biggar si avvicina per l’ultimo disperato tentativo. Ange potrebbe proseguire in velocità e con alta probabilità batterlo. Si guarda indietro. Edoardo è lì, solo, prima gli ha affidato la palla, Ange gliela restituisce. Meta di Edoardo. Vince l’ Italia. Felicità.
Buona Giornata mondiale della Felicità a tutti

7. Mar, 2022

In a famous speech 81 years ago Churchill made evident that in front of an aggressive attacker all efforts should be made to defend themself, also at the risk of self total distruction. No reasons would be heard by a violent unreasonable opponent. He asked the whole British Empire countries and the US, President Roosvelt to give UK the tools to defend from the aggression.

7. Mar, 2022

And now here is my secret, a very simple secret: It is only with the heart that one can see rightly; what is essential is invisible to the eye. The little Prince #stand4Ukraine Berlingske

27. Feb, 2022

Can humans change the way they behave, or does history repeat itself endlessly, with humans forever condemned to re-enact past tragedies without changing anything except the décor? Is . Hitler in 1938 did something similar to what Putin is doing with Sudeti where, as in Ukrain according to the dicator opinion, a minority of German population was oppressed by the majority of Czechoslovaks. Hitler, as now Putin, promised that, if the Society of Nations would have allowed him to annex Sudeti to Germany no further expansion would have happened, nor war. In the movie “Munich, the edge of war”, the story is well described. The UK prime minister allowed Sudeti’s annex, in the following year Poland was invaded and we all know how it went.

The lesson learnt after WW2 led all the nations, Harari says, to avoid war as an expansion tool :” In recent decades “peace” has come to mean “the implausibility of war”. For many countries, being invaded and conquered by the neighbours has become almost inconceivable. I live in the Middle East, so I know perfectly well that there are exceptions to these trends. But recognising the trends is at least as important as being able to point out the exceptions. The “new peace” hasn’t been a statistical fluke or hippie fantasy. It has been reflected most clearly in coldly-calculated budgets. In recent decades governments around the world have felt safe enough to spend an average of only about 6.5% of their budgets on their armed forces, while spending far more on education, health care and welfare.

Putin’s aggression has reopened the Pandora box of History, letting the evil reappear on Hearth, after 7 decades of peace. Differently with what the Society of Nations did, if we want to close the box again, a strong cohesive democratic reaction to the aggression has to happen to, in Harari’s words, stop the “law of the jungle” not allowing any leader who chooses to conquer a neighbour to  get a special place in humanity’s memory. Putin will go down in history as the man who ruined our greatest achievement. Just when we thought we were out of the jungle, he pulled us back in.