5. Jan, 2019

Non siamo mai stati più felici

Non siamo mai stati più felici.Secondo «Google Ngram Viewer», dal 1823 al Duemila, la parola «felicità», nei libri, ha registrato un crollo verticale, per poi tornare alla ribalta in questi ultimi anni, fino ad oggi che pare non si parli d’altro. Nel 2018 alla felicità sono stati dedicati festival letterari, d’arte e di pensiero, da «Libri Come» alla Biennale di Bangkok, al Tempo delle Donne del Corriere. C’è The Positive Lexicography Project, raccolta di parole felici dal mondo; il database con 100 mila momenti felici dell’Università di Tokyo. Negli Usa uno dei saggi più importanti dell’anno è La curva della felicità. Perché la vita migliora dopo i cinquant’anni, di Jonathan Rauch. A Catania si è appena conclusa la quarta edizione del Festival della Felicità Interna Lorda, sulla costruzione di un’economia più felice. Su Instagram, regno di Fomo e dei superlativi, l’hashtag #happy è uno dei più gettonati, con quasi 500 milioni di post. Perfino Papa Francesco, giorni fa e prima ancora nell’enciclica Laudato si’, sottolineava il diritto dell’essere umano a essere felice. E però poi nella musica una diciassettenne sbanca le classifiche con una canzone sulla paura d’essere felici, la Cherofobia, dal greco «chairo» (mi rallegro) e «phobos» (paura), sindrome diffusa tra adolescenti scettici e non solo. «Questa è la mia cherofobia», canta Martina Attili, «no, non è negatività, / questa è la mia cherofobia / fa paura la felicità». Un manifesto, insomma.