11. Mar, 2018

VIVIAMO IL TEMPO DELLA RETROTOPIA

L'utopia di Tommaso Moro di instaurare "il Cielo sulla Terra" non esiste più perché il futuro, troppo incerto e spaventoso, è considerato inaffidabile e ingestibile. Così, mentre prende piede l'individualismo che cancella il senso di comunità, il passato si trasforma in una condizione rassicurante e nell'unica prospettiva 

di BAUMAN

Ecco — per chi le avesse dimenticate — le parole con cui all'inizio degli anni Quaranta Walter Benjamin, nelle Tesi di filosofia della storia, commentava l'Angelus Novus — da lui ribattezzato " angelo della storia" — dipinto nel 1920 da Paul Klee: "L'angelo della storia ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui nel cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta". A quasi un secolo da quella lettura, di imperscrutabile e incomparabile profondità, a guardar bene l'opera di Klee si scorge di nuovo l'angelo della storia ad ali spiegate. Ma ciò che forse colpisce di più l'osservatore è il cambio di rotta, come se quell'angelo fosse colto nel bel mezzo di un'inversione di marcia: il volto dal passato si rivolge al futuro, le ali vengono respinte dalla tempesta che, stavolta, spira dall'inferno del futuro ( immaginato, previsto e temuto prima ancora che accada) verso il paradiso del passato (un passato probabilmente solo raffigurato a posteriori, dopo averlo perduto e visto andare in rovina). Ma le ali dell'angelo sono schiacciate, adesso come allora, con una violenza tale " che egli non può più chiuderle".