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30. Nov, 2019

We asked members of our Global Future Councils - academics, business leaders and members of civil society - to imagine a better world in 2030. Only by thinking about where we want to be tomorrow can we prompt the action we need today. Here's what they had to say..

30. Nov, 2019

Il mio intervento a Nowità 26.11.19 

Buon pomeriggio, sono Marco Venturelli, CFO e blogger sui temi di Felicità, Finanza e Sostenibilità.

Lavoro in Novartis, una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, da circa 28 anni dove ho ricoperto posizioni in Finance, Operations e Business, in Italia, in Europa e per l’organizzazione globale. Oggi sono Country CFO del business italiano che genera vendite di quasi 2 Bn di euro con 2,600 collaboratori.

Ringrazio il dr. Megna e la dr.sa Boschi  che mi hanno invitato a condividere con voi alcune riflessioni su come la Leadership del futuro, 4.0, debba adeguarsi ai cambiamenti in atto. 

E’ questa un’ ottima occasione per parlare, come CFO, ad un gruppo qualificato e selezionato di Amministratori delegati e decisori aziendali per portare qualche parola nuova da aggiungere al vocabolario aziendale.

Felicità, Sostenibilità ed una Finanza rifondata le parole che propongo ai leader 4.0 

Nei prossimi 12 minuti, vorrei proporvi di recuperare e rilanciare, nel governo e nella leadership delle nostre imprese, una parola: Felicità.

Per alcuni felicità è solo una sensazione momentanea, piacevole ed intensa, come il riabbracciare un vecchio amico; per altri è un percorso, un traguardo da far crescere e costruire.

Condividerò con voi quanto questa sia compatibile con gli obbiettivi di profittabilità e sostenibilità e come il  percorso richieda di fissarsi un obbiettivo di lungo periodo che  bene si coniuga con il tema della Sostenibilità. 

Per recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti dell’impresa serve una Finanza rifondata, quella Finanza che non ha voluto porsi al servizio delle opportunità di business che derivano dalla sostenibilità ma si è posta come padrona del mondo.

Lo spiega molto bene, Bertrand Badrè, ex CFO della Banca Mondiale, recentemente a Milano, nel suo libro: “e se la Finanza salvasse il mondo?”, edito da Solferino di cui ho promosso la traduzione. Badrè indica una strada: “se la Finanza è usata con intelligenza, responsabilità e creatività, può generare grandi cose e portarci molto più lontano di quanto avremmo potuto immaginare”. 

Solo un nuovo leader può contaminare il linguaggio della Finanza con quello della Sostenibilità ed  inaugurare un nuovo paridigma, in cui l’impresa sia misurata non solo sul profitto e il ritorno dell’investimento ma sull’ impatto sociale, economico ed ambientale. 

Gli obbiettivi di lungo periodo che propongo alla vostra riflessione sono quelli siglati dai leader di 190 Paesi alle Nazioni Unite nel 2015: riduzione della povertà e della fame,promozione di benessere e salute ma anche di innovazione produttiva, rispetto dell’ ambiente, crescita sostenibile. 

Il 19 Agosto scorso, 181 CEOs di aziende americane, raggruppati nella Business Roundtable, hanno dichiarato e preso l’impegno di guidare le proprie organizzazioni per il beneficio di tutti, clienti, collaboratori, fornitori, comunità e azionisti. Lo fanno perché  vogliono essere di successo nel lungo periodo; lo fanno perché Larry Fink, CEO di Blackrock, che investe in modo importante in queste società, lo ha chiesto già da tempo; lo fanno come marketing esterno ai loro clienti ed interno ai loro collaboratori. Tante le ragioni, ma il cambio di paradigma è importante. 

Il nuovo leader parte da sè stesso. Vi parlerò del mio percorso personale e della necessità di essere autentici, curiosi ed aperti a mondi diversi da quelli nei quali operiamo solitamente. La conoscenza di sè, la consapevolezza del proprio impatto diventa una delle caratteristiche chiave del nuovo leader. 

La Felicità come afferma Travis Bradberry,esperto in Intelligenza Emotiva è il desiderio dell’ uomo:  “Ognuno vuole essere felice e vivere una vita piena e soddisfacente”.

Non è una novità, lo diceva già Aristotele, che “Eudaimonia [Felicità] è il significato e lo scopo della vita, l’intero obbiettivo e fine dell’ esistenza umana “. Riportare l’attenzione su di essa in azienda, significa considerare i propri collaboratori nell’interezza della loro esperienza. Farlo genera anche un ritorno economico. 

Infatti quello che Aristotele non sapeva, ma Jacob Morgan  ha scoperto e dimostrato, nel suo libro del 2017  “The employee experience advantage”, è che le imprese “esperienziali” che investono in cultura, ambiente di lavoro accogliente e tecnologico, hanno generato una crescita doppia se comparata con quelle delle aziende nell’indice S&P500 ed anche meglio, se comparate a quelle premiate nel Best place to work. 

Molto recentemente poi, Krekal e altri dell’Oxford Said Business School, nell’ articolo “Employee Wellbeing, Productivity, and Firm Performance” hanno dimostrato la correlazione tra la performance e la soddisfazione dei collaboratori e concludono: “  un migliore well-being/Felicità al lavoro si correla positivamente con una miglior profittabilità delle unità di business”. 

Non è forse una grande novità, alcuni diranno che è abbastanza intuitivo, Ma oggi noi futuri Leader 4.0, siamo in grado, come gli Illuminati Padri Fondatori Americani, di condividere l’idea che, come per il benessere dei cittadini:  “The care of human life and happiness … is the only legitimate object of good government". La Felicità può quindi entrare per analogia nella cultura di governo dell’ impresa? 

L’investimento nella Felicità è un obiettivo particolarmente ambizioso e lungimirante che si può aspirare a raggiungere, applicando una serie di valori o principi a ogni singola interazione con quel dipendente (futuro, attuale o ex-dipendente allo stesso modo). 

L’ Italian Institute for Positive Organizations ha preparato ed addestrato i primi 50 Chief Happiness Officers in Italia. Il manager della felicità (CHO) è un leader positivo che impara a coltivare il proprio sé e la propria felicità. Allinea lo scopo dell’impresa ai valori, ai bisogni e definisce un piano d'azione orientato al benessere. 

L’orientamento al lungo periodo e la sostenibilità è un’ altra caratteristica, secondo me della leadership 4.0. Gli obbiettivi di lungo periodo che propongo sono racchiusi nei 17 main goals che sono stati definiti nel 2015 e danno l’agenda fino al 2030. Essi coprono un ampio spettro, svariando da tematiche prettamente ambientali fino ad obiettivi di giustizia e di equità sociale. Questi obbiettivi sono ovviamente costruiti per favorire lo sviluppo dei paesi poveri ed emergenti e potrebbero apparire  distanti per aziende prevalentemente focalizzate sui mercati consolidati. Ma se ne intendiamo lo spirito e ricerchiamo tra i 167 sotto-obbiettivi quelli più vicini alla nostra realtà creiamo una mappa di lungo periodo che per i prossimi 10 anni guidi la crescita e l’espansione del business.

Novartis a livello globale ha effettuato questa scelta, mentre localmente io sto indirizzando il gruppo su tre di queste.

Ovviamente l’ obbiettivo 3 - Salute e benessere è quello che più immediatamente si lega al nostro business. Il core business è la cura dei pazienti. La salute e la conseguente migliore aspettativa di vita sono motori importanti per la crescita di una economia e ovviamente di una azienda.

Per un’ azienda che vuole sviluppare il benessere e la felicità dei propri dipendenti, l’obbiettivo 3 può guidare i programmi di miglioramento interno. In Novartis ad esempio con il programma Energized for Life di cui sono sponsor, offriamo non solo coperture assicurative più ampie ma anche e soprattutto tante occasioni di prevenzione, rendendo disponibili palestre, corsi per una corretta e sana alimentazione, programmi di educazione continua, visite diagnostiche, coperture vaccinali, smart working.

L’ obiettivo 8 (Decent work and economic growth) lo declino in Italia in particolare con l’accesso al lavoro dei giovani. In Novartis con alcuni partners stiamo trasformando un’ iniziativa nata a sostegno delle Start ups, Bioupper, più come un programma di Corporate Social responsability in un programma di open innovation e Corporate Responsibility che cerca di cambiare le relazioni tra pubblico, privato e startups per generare progetti che generino impatto sociale e valore.

L’ obbiettivo più vicino ed immediato per le imprese del tessuto produttivo italiano è forse il 12 (Responsible production and consumption – sostanzialmente l’economia circolare),

La commissione EU ha appena annunciato che l’economia circolare con nuove leggi sui rifiuti ed il riciclo rappresenterà 50% dello sforzo in Europa per Rggiungere le net-zero carbon emission entro il 2050.

Una ricerca recente del CONAI fatta a 300 managers italiani evidenzia non solo che la gran parte dei rispondenti afferma che un packaging più sostenibile è richiesto da consumatori più consapevoli ed interessati, ma che in ogni caso, seguendo i loro valori personali, è una priorità assoluta per preservare le risorse e ridurre l’inquinamento. Un gran bel messaggio.

L’ esempio del fermento nel mondo del riciclo è per me molto istruttivo per sottolineare le nuove esigenze dela cultura del manager 4.0 Il riciclo richiede alla azienda di aprirsi all’ esterno, ascoltare e comprendere i fornitori, le autorità locali, i riciclatori ed a volte anche i competitors se si devono creare ecosistemi collaborativi.

 

 

 

Ma chi finanzierà tutte queste iniziative? Io sono molto ottimista perchè la crescita degli investimenti ESG, Environment Social Governance, l’acronimo che rappresenta questo orientamento è molto forte. L’interesse delle nuove generazioni agli investimenti responsabili è alta.

Inoltre ci sono oggi nel mondo,14 mila miliardi di dollari investiti a rendimento negativo. Se si recupera un pò di fiducia possono aiutare ad accellerare.

Già oggi ci sono almeno 30 trilioni di dollari investiti in aziende che dichiarano di perseguire politiche attive di ESG. Fondi che hanno investito in aziende parte degli indici ESG hanno dimostrato performance migliori. Raggiungere gli obbiettivi ONU genererà 12 trilioni di dollari di ulteriore crescita. Si cercano manager ESG da Finanziare. 

Ma quali sono le caratteristiche di questi Leader 4.0 che si sono dati lo scopo della Felicità e la Sostenibilità e sono finanziati dai fondi ESG?

Il manager Triatleta secondo Grayson

  • Ha la capacità di contestualizzare, di capire i trend in favore della sostenibilità e come e dove l’organizzazione s’inserisce nel più ampio contesto;
  • Condivide la propria personal purpose, insieme con valori autentici;
  • Ha la capacità di ispirare gli altri e di responsabilizzarli in un contesto di corporate sustainability
  • Ha l’abilità di concepire, creare e continuamente migliorare o quando appropriato uscire da collaborazioni con altri business e parti interessate

Un tipo di manager che è capace di sviluppare network in contesti differenti con modalità comunicative e linguaggi consoni. Si deve trovare a proprio agio quando opera nel suo business specifico, nel settore sociale ed in quello ambientale. Sa lavorare nei contesti di cooperazione pubblico privato che per un’azienda, sempre più influenzata dall’impatto sociale che crea, è indispensabile per essere di successo.

Come leader e CFO, da circa tre anni mi sono convinto che, a partire da me stesso, dalla mia azienda e dalle iterazioni con altre aziende, devo sviluppare un tipo diverso di leadership e condivido il mio percorso:

Al CFO dai freddi occhiali dell’analizzatore – spesso insoddisfatto per le troppe richieste e le poche risorse disponibili in azienda – propongo l’immagine del felice CFO, capace di ottimizzare l’uso delle risorse finanziarie e indirizzare la crescita economica, uno dei parametri di misurazione della felicità: come dice il proverbio, i soldi non fanno la felicità. Contribuiscono, tuttavia, a crearla: «Se è vero che la crescita economica da sola non genera felicità, nell’Happiness report delle Nazioni Unite vediamo come il GDP pro capite e le aspettative di vita siano alla base del 30 per cento di felicità di un paese»

La ricetta del CFO felice è semplice e, allo stesso tempo, impegnativa: «Le nostre imprese continueranno a essere profittevoli e dare lavoro ai nipoti dei nostri nipoti, se i CFO convinceranno i CEO che l’orientamento al breve periodo, non bilanciato da obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, non porta lontano». 

Come si direbbe al cinema, “lieto fine”. Happy CFO.

17. Nov, 2019

Waking up in Milan. Read @corriere and revive yesterday’s evening emotions. Thanks ! #economiadelfuturo #canfinancesavetheworld #stakeholderscapitalism #marktoplanet #climatetransition #sustainability

17. Nov, 2019

A very powerful 3min video encouraging to stand up for this planet. Join the next Global Climate Strike on November 29th at one of the more than 2200 locations (www.fridaysforfuture.org)

10. Nov, 2019

A recent Harvard BR article  shares the result of a research. Below a summary

 

The  United Nations’ 17 sustainable development goals (SDGs) were explicitly designed to engage the private sector in addressing the world’s most pressing challenges. Four years into the UN’s 15-year timeline, the question is whether companies are advancing serious solutions or are simply embarking on a massive global public relations charade. Unfortunately, our internal research points to the latter. A dramatic and immediate change in direction by both companies and the UN will be essential if there is to be any chance of avoiding an embarrassing failure. The plan we describe in this article offers the necessary steps to reverse course and deliver urgently needed progress.

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